Quando l’autostima ha una direzione: lavorare con il futuro desiderato nella Terapia Breve Centrata sulla Soluzione

Quando l’autostima ha una direzione: lavorare con il futuro desiderato nella Terapia Breve Centrata sulla Soluzione

Questo articolo si propone di esplorare il lavoro sull’autostima focalizzando una delle manovre centrali del modello di terapia breve maggiormente studiato a livello internazionale: la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione. In particolare, verrà approfondito il contributo della tecnica del futuro desiderato come strumento per trasformare la fiducia in sé da costrutto astratto ad esperienza concreta e praticabile.

Autostima, obiettivi e pressione alla performance

L’inizio dell’anno è spesso accompagnato da una narrazione implicita ma molto potente: è il momento di fare meglio, di fare di più, di fare una volta per tutte quello che non si è riusciti a portare a termine l’anno precedente.

Bilanci, nuovi obiettivi, propositi “giusti” sembrano diventare una sorta di passaggio obbligato, che non sempre orienta e favorisce la direzione.

In questo contesto, l’autostima finisce per intrecciarsi agli obiettivi in modo rigido e poco funzionale.

Nel lavoro di terapia questo spesso si accompagna a frasi come:

  • Quest’anno devo finalmente riuscirci,
  • Se non mantengo i miei propositi significa che non sono in grado,
  • Parto sempre motivata e poi mollo: evidentemente non sono abbastanza.

In questi casi, gli obiettivi smettono di essere uno strumento di orientamento e diventano una prova di valore. Non indicano più una direzione, ma assumono la funziona di criteri valutativi dell’identità.

E quando l’obiettivo viene mancato — o semplicemente rallentato — ciò che vacilla non è solo il piano d’azione, ma l’immagine di sé.

Integrando la prospettiva dell’epistemologia costruttivista il problema non risiede tanto nel fallimento in sé ma nella narrazione che la persona costruisce intorno ad esso, trasformandolo in una conferma di inadeguatezza (Mahoney, 2003).

Quando l’obiettivo perde la funzione di orientamento

Dal punto di vista del sostegno dell’autostima, questo passaggio è cruciale: quando la fiducia in sé viene ancorata esclusivamente ai risultati, ogni passo falso rischia di essere vissuto come una conferma di inadeguatezza e di non essere abbastanza.

Il problema, allora, non è più come sostenere la propria autostima, ma muoversi sotto il peso di una pressione costante: fare di più, fare meglio, fare in fretta.

In questo scenario, una domanda silenziosa inizia a farsi strada:

sto andando davvero da qualche parte… o mi sto solo chiedendo di fare di più?

È spesso è proprio da qui che nasce il blocco: non dalla mancanza di risorse, ma da obiettivi che chiedono prestazione prima ancora di offrire direzione.

Ed è proprio in questo spazio che il lavoro con le terapie brevi, e in particolare con la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione, può fare la differenza: non aggiungendo nuovi doveri o scoprendo cause ma aiutando la persona a riorientare lo sguardo su ciò che funziona già e su come immaginare un futuro che sia desiderabile, non solo “corretto”.

Il lavoro con il futuro desiderato: spostare lo sguardo verso il cambiamento

Il lavoro con la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione (TBCS) può fare la differenza: a differenza di approcci focalizzati prevalentemente sull’analisi del problema e delle sue cause, la TBCS invita a spostare l’attenzione su come la vita della persona apparirebbe se il problema fosse meno presente o non fosse più centrale.

L’indagine del futuro desiderato è una delle manovre fondamentali della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione, avviata da Steve de Shazer e Insoo Kim Berg a partire dagli anni ’80 (de Shazer, 1985, 1988, 1991, 1994) e poi evoluta e studiata in tutto il mondo.

L’intervento classico è la nota miracle question, evoluta anche nella tomorrow question, utilizzata al BRIEF di Londra (Ratner et al., 2012): si costruisce tramite un’accurata esplorazione di ciò che il cliente farà, sentirà, penserà quando le sue migliori aspettative e speranze saranno realizzate. Non si tratta di una visione ideale astratta, ma di un’esplorazione dettagliata e concreta dello scenario oltre il problema.

È una manovra potente, spesso destabilizzante per chi è abituato a raccontarsi attraverso il problema. Per questo è fondamentale guidare il cliente nell’andare oltre una risposta generica, stimolando descrizioni ricche di dettagli osservabili, concreti magari già agiti.

Questo lavoro di costruzione narrativa ha una duplice funzione:

o attiva le risorse già presenti, che spesso il cliente ha smesso di notare;

o prefigura un cambiamento che, proprio perché descritto in termini concreti, diventa più accessibile e realizzabile.

Dalla valutazione alla direzione

Dal punto di vista dell’autostima, questo tipo di esplorazione ha un effetto rilevante: sposta il focus dal giudizio sul sé (“sono abbastanza?”) alla costruzione di significato (“verso cosa sto andando?”).

L’obiettivo finale, dunque, non è immaginare una versione perfetta di sé, ma rendere visibile una direzione praticabile.

Quando una persona riesce a collegare le proprie azioni a un futuro desiderato, anche i piccoli passi acquistano valore e diventano esperienze di efficacia, contribuendo a rafforzare la fiducia in sé.

Anche la letteratura più recente sottolinea come il lavoro sul futuro desiderato attraverso la TBCS favorisca l’emergere di speranza, agency e percezione delle proprie risorse, tutti fattori strettamente connessi a una forma di autostima più stabile e funzionale (Grant, 2012; Zatloukal, 2024;).

In questo senso, il futuro desiderato non è un semplice esercizio immaginativo, ma diventa uno strumento narrativo dal potere generativo che permette di trasformare obiettivi astratti in direzioni concrete, e la fiducia in sé in un’esperienza praticabile.


Sono Selena Tomei, psicologa  esperta in terapie brevi sistemico-strategiche: da oltre 10 anni aiuto adulti e giovani adulti a liberarsi dalle catene del perfezionismo e a trasformare lo stress in un alleato del cambiamento, attraverso un lavoro centrato sulle loro risorse.

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Riferimenti bibliografici

de Shazer, S. (1985). Keys to Solution in Brief Therapy. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S. (1988). Clues: Investigating Solutions in Brief Therapy. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S. (1991). Putting Difference to Work. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S (1994). Words were Originally Magic. W. W.  Norton & Company.

Grant, A. M. (2012). Making positive change: A randomized study comparing solution-focused vs. problem-focused coaching questions. Journal of Systemic Therapies, 31(2), 21–35. https://doi.org/10.1521/jsyt.2012.31.2.21

Ratner, H., George, E., & Iveson, C. (2012). Solution Focused Brief Therapy: 100 Key Ideas and Techniques.  Routledge.

Mahoney, M. J. (2003). Constructive psychotherapy: A practical guide. Guilford Press.

Zatloukal, L. (2024). Varieties of work with preferred futures in solution-focused brief therapy. Contemporary Family Therapy. Springer. https://doi.org/10.1007/s10591-024-09725-9