Sbloccare risorse dai problemi

Sbloccare risorse dai problemi

Quando ciò che ci fa soffrire diventa il punto di partenza per ritrovare le proprie risorse

Obiettivo dell’articolo è esplorare in che modo, nel lavoro con le terapie brevi, i problemi vengono utilizzati non solo come qualcosa da risolvere ma come via d’accesso privilegiata alle risorse della persona.

Quando qualcosa non funziona nella nostra vita, è naturale partire da lì: dal problema.

Portiamo con noi ciò che fa male, ciò che ci blocca, ciò che sembra ripetersi senza una soluzione efficace: perché si, di soluzioni ne abbiamo messe in campo tante, ma nessuna ci ha aiutato a migliorare le cose.

Non è che non ci hai provato a cambiare: al contrario, ne hai provate tante. Hai resistito, hai provato ad insistere di più, hai evitato, hai stretto i denti. Eppure, a volte, l’unica cosa che aumenta non è il tuo “sentirti efficace” ma il senso di inadeguatezza, la stanchezza persistente e la sensazione di essere fermi.

In questi momenti il problema viene vissuto come un ostacolo da eliminare il prima possibile.

Come qualcosa che intralcia il proprio percorso di vita.

Nel lavoro con le terapie brevi- in particolare quelle di matrice strategica (Fisch et al., 1982; Watzlawick et al., 1974) e solution focused (de Shazer, 1985, 1988, 1991, 1994) il problema viene guardato in modo diverso. Non solo come il nemico da combattere ma anche come una fonte di informazioni: un punto di accesso privilegiato al funzionamento della persona e alle sue risorse.

È un cambio di prospettiva sostanziale.

Il problema non racconta solo ciò che manca. Racconta anche ciò che già fai per affrontarlo.

La prospettiva strategica ci dice, a tal proposito, che i problemi sono uno dei punti di accesso più funzionali per mobilitare le nostre risorse, o meglio, il lavoro sulle tentate soluzioni disfunzionali che la persona mette in campo nel tentativo di risolvere il problema (Milanese & Mordazzi, 2007).

Costrutto centrale (Nardone & Watzlawick, 1990/2019; Watzlawick et al., 1974) intorno al quale si è sviluppata la tradizione strategica del lavoro terapeutico e di coaching, la disfunzionalità delle tentate soluzioni non risiede tanto nel contenuto – perché magari nel passato o in situazioni diverse quelle soluzioni ti hanno aiutato a raggiungere risultati importanti o a risolvere il problema- quanto piuttosto nel loro essersi strutturate come modalità rigide e persistenti. È questa rigidità che finisce per mantenere il problema.

Allo stesso tempo, accanto ai tentativi di soluzione disfunzionali, esistono sempre anche delle eccezioni al problema: momenti, circostante, occasioni specifiche in cui il problema pesa meno, è stato meno presente o sei riuscito a fronteggiarlo in modo efficace.

Sono segnali importanti per il lavoro in terapia, perché mostrano ciò che già funziona già, anche se la persona non ne è pienamente consapevole.

Da queste premesse, il problema diventa così una mappa del funzionamento della persona ed è proprio lì che iniziano a emergere le risorse.

Quando siamo in difficoltà, il campo percettivo tende a restringersi: vediamo soprattutto ciò che non va. Le risorse restano sullo sfondo, o dietro.  Capita molto spesso che, almeno nella fase iniziale, la persona fatichi a riconoscere le proprie risorse, tendendo piuttosto a minimizzarle, a considerarle irrilevanti o ad esserne scarsamente consapevole.

Per questo, nelle terapie brevi ad orientamento strategico, il lavoro è spesso indiretto: non si tenta di convincere la persona che quelle risorse ci sono, piuttosto, si entra dal problema, si osservano le tentate soluzioni, si individua lo schema percettivo-reattivo ricorrente — e da lì si aprono nuove possibilità.

Il problema come leva di cambiamento

Nel lavoro terapeutico, questo si traduce in alcuni passaggi chiave.

  1. Osservare cosa mantiene il problema, ovvero individuare le tentate soluzioni disfunzionali.

Non per giudicare, ma per comprendere i meccanismi che lo alimentano e lo mantengono.

Spesso le persone fanno “troppo” di qualcosa (controllo, razionalizzazione, evitamento, lamentarsi) o “troppo poco” di qualcos’altro (ascolto di sé, confini chiari, richiesta di aiuto).

Questi tentativi sono comprensibili e diventano il principale punto di intervento.

  1. Individuare le eccezioni

Nessun problema è costante e si manifesta 24/24.

Questo è uno dei punti cardine della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione: esistono sempre momenti in cui il problema pesa meno o non è presente in ogni contesto di vita (de Shazer et al., 1986).

Le eccezioni mostrano che il cambiamento è già in atto in alcuni momenti e in alcuni circostanze: compito del lavoro terapeutico è allora amplificarle e aumentare le probabilità che la persona metta in atto le sue risorse in contesti e situazioni di vita diversi (Cannistrà & Piccirilli, 2021).

  1. Trasformare le risorse in direzione

Una risorsa riconosciuta ma non utilizzata resta potenziale.

Il lavoro terapeutico serve allora a trasformare ciò che emerge in azioni concrete, compatibili con la vita reale della persona.

Non si tratta di grandi rivoluzioni, ma piccoli passi sostenibili.

Quando il problema diventa un segnale

Spesso è proprio una crisi a permettere alle persone di conoscersi davvero.

È il disagio che chiede attenzione.

È lo stress che segnala che qualcosa va riorientato.

In questo senso, il problema non è solo qualcosa da superare: è un segnale.

Se osservato da una prospettiva diversa, può mostrare cosa stiamo trascurando, dove stiamo andando contrariamente ai nostri valori, quali risorse chiedono spazio, quale direzione ha bisogno di essere rivista.

I problemi sono causa di sofferenza, a volta molto profonda.

Ma, inseriti in un contesto terapeutico adeguato, possono diventare la via più diretta verso le tue risorse.

Non perché siano necessari per crescere.

Ma perché, quando arrivano, offrono un’occasione concreta per riorientare la propria vita in modo più rispettoso di sé.


Sono la dr. Selena Tomei, Psicologa,Ph.D.
Lavoro con le terapie brevi per aiutare adulti e giovani adulti a ritrovare direzione, fiducia e risorse, un passo alla volta – non uno di più.
Bibliografia di riferimento

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2021). Terapia breve centrata sulla soluzione. Principi e pratiche. EPC Editore.

de Shazer, S. (1985). Keys to Solution in Brief Therapy. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S. (1988). Clues: Investigating Solutions in Brief Therapy. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S. (1991). Putting Difference to Work. W. W. Norton & Company.

de Shazer, S (1994). Words were Originally Magic. W. W.  Norton & Company.

de Shazer, S., Kim Berg, I., Lipchik, E., Nunnally, E., Molnar, A., Gingerich, W., & Weiner Davis, M. (1986).  Brief Therapy: Focused Solution Development. Family Process, 25, 207-221. https://doi.org/10.1111/j.1545-5300.1986.00207.x

Fisch, R., Weakland, J.H. & Segal, L. (1982). The Tactics of Change: Doing Therapy Briefly. Jossey – Bass Publishers.

Milanese, R. & Mordazzi, P. (2007). Coaching strategico. Ponte alle Grazie

Nardone, G., & Watzlawick, P. (2019). L’arte del cambiamento. La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi. TeaLibri. (Originariamente pubblicato nel 1990).

Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: sulla formazione e la soluzione dei problemi. Casa Editrice Astrolabio.